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lunedì 24 dicembre 2007

Riflessioni acide sul natale.

Poche parole, forse in questi ultimi giorni di quest'anno.
Oggi è un giorno un po' così, aspettando come tutti gli anni
la cena della vigiglia, aspettando i tortellini fatti a mano.

Le feste, i regali e le solite consuetudini che ci circondano.

Quest'anno il natale, con la n minuscola, lo sento lontano
tanto lontano, quasi non ci fosse. Lo senti perché il consumismo,
compreso il mio, non tarda mai ad arrivare.

Vivo forse nel caos più totale, basterebbe guardare la camera nella quale vivo.

Ha senso vivere in una camera? Qua è tutto estraniato,
tramite internet arrivano tutte le notizie di questo mondo,
sapere per capire, disse qualcuno, anche se io forse non ho capito ancora un cazzo.

Ci sono tanti silenzi da rompere in questo 2008.
Non so però poi chi pagherà i danni di queste rotture,
che non sono paragonabili a quelle di scatole, che sono forse il problema minore.

Oggi, questo 24 dicembre a Venezia è una giornata grigia, senza senso proprio.

Con il passare delle ore, alzeremo i bicchieri, faremo il brindisi e ci puliremo
delle briciole lasciate da panettoni e pandori.
La neve zuccherata cadrà, anche se c'è quella neve di bamba che pur avendo lo stesso colore
uccide ogni giorno in silenzio, spesso quando lo fa, ti lascia vuoto e solo.

Considerando che dovevo essere a Bogotà quest'anno,
posso dire che ho fatto bene a restare, guardando la vita da altri aspetti
non quella di chi viaggia eternamente senza meta, bensì di chi
vuole dare un senso a tutto questo. Non hanno senso i tanti silenzi,
che nessuno vuole rompere, il sottoscritto incluso.

Silenzi che eccheggiano rumorosi tra le mura di casa.
Squilla un telefono, arriva la notizia, corri, chiedi, scrivi.
Senza nessun tipo di rapporto, senza nessuno sdegno per questo sistema,
senza nessun rispetto. Questo a volte è il lavoro, che non ti fa stare in silenzio.

Dovrei parlare, ma invece scrivo, righe su righe ogni santo giorno.

Buon Natale, se volete gli auguri.

domenica 2 dicembre 2007

Le Signore da buffet.

In questo periodo ho avuto l'occasione di andare all'inaugurazione di vari avvenimenti con invito, non ultimo il rinfresco offerto al caffé Avena in Piazza S.Marco, oppure il pranzo offerto per un'altra occasione all'Hotel Monaco in calle Vallaresso sempre a Venezia, senza dimenticarsi la presentazione alla scuola di S.Giovanni Evangelista del "Caviar de Venise", dove mi sono ritrovato a degustare un pò di caviale a fianco del governatore del veneto.
In questi mesi che ho iniziato a lavorare gli eventi di questo tipo non sono mancati, ho capito come la gente per presentare qualsiasi cosa abbia bisogno della presenza dei giornalisti, che sono quasi inseguiti per presenziare e magari scrivere un articolo riguardante il loro "prodotto", inteso anche come promozione culturale.

In tutti questi banchetti però c'è un elemento che non manca assolutamente mai. Sono loro, le vecchiette d'assalto, che sono sempre in prima fila... al banco del buffet. Corrono immediatamente a recuperare un piatto per riempirlo di qualsiasi cosa commestibile presente al tavolo del rinfresco, senza mai dimenticarsi di controllare il proprio bicchiere, che tengono saldamente in mano quasi avessero utilizzato il mastice.

Pizzette, salatini, tramezzini, mozzarelline, pasta fredda, involtini, mangiano tutto in quantità industriale senza ritegno. Il prosecco a fiumi, perché le vecchiette da buffet non sono mai astemie, bevono e tengono duro fino all'ultima goccia di brut moet chandon o di magnum nei banchetti più lussuosi. Quando c'è un bel pranzo offerto invece hanno i piatti sempre pieni, fanno il bis, tris e rompono le balle al povero cameriere di turno, chiedendo se avanza una fettina di dolce, oppure se possono prendere un altro caffé.

Spesso mi fermo ad osservarle, sono molto più interessanti di quello che viene detto al convegno o alla presentazione di turno.

Sono tutte ben vesitite, non si può arrivare e fare brutta figura per non indossare la collana di perle oppure quei fantastici orecchini similoro, senza mai dimenticarsi la fede al dito, a meno che non siano anche in procinto di attivare la tecnica di abbordare qualche bel vecchietto facoltoso, magari vedovo.

Si questa è la realtà, forse un po' esagerata, però bisogna raccontare l'altra faccia della medaglia. Se mi si accusa di dire cattiverie, sotto il pre-periodo natalizio, dico solo che sono stanco del buonismo che scoppia ad orologeria. Nel frattempo, aspetto il nuovo buffet..

giovedì 13 settembre 2007

lunedì 3 settembre 2007

Quando avevo.

Quando avevo sei mesi arrivavo a Londra in aereo.
Quando avevo un anno cercavo di capire cosa fosse accaduto.
Quando avevo due anni gattonavo per casa.
Quando avevo tre anni facevo i primi amici.
Quando avevo quattro anni ero in campo del Ghetto a Giocare.
Quando avevo cinque anni recitavo per la prima volta.

Quando avevo sei anni mi sono perso per la prima volta.
Quando avevo sette anni pensavo di fare lo sbirro.
Quando avevo otto anni salvavo per la prima volta un mio amico.
Quando avevo nove anni andavo d'estate in Grecia.
Quando avevo dieci anni ho preso a pugni un mio amico.

Quando avevo undici anni pensavo di fare il vigile del fuoco.
Quando avevo dodici anni pensavo che la matematica mi avrebbe rovinato.
Quando avevo tredici anni diventavo tifoso juventino.
Quando avevo quattordici anni mi hanno bocciato per la prima volta.

Quando avevo quindici anni mi sono trasferito a Londra per un pò.
Quando avevo sedici anni iniziavo a fare l'arbitro di calcio.
Quando avevo diciassette anni pensavo che la scuola non finisse più.
Quando avevo diciotto anni facevo il Bagnino in grecia.
Quando avevo diciannove anni facevo il cameriere in Spagna.

Quando avevo vent'anni entravo all'Università.
Quando avevo ventun'anni avevo capito che Bologna mi stava stretta.
Quando avevo ventidue anni mi trasferivo in Germania.
Quando avevo ventitré anni ho scoperto di poter scrivere sul giornale.

Tra due giorni avrò ventiquattro anni.
Quando avrò ventiquattro anni vorrei che mi regalassero una certezza in più.

domenica 5 agosto 2007

Riflessioni di mezz'estate.

Dopo una giornata persa ad inseguire determinati perché,
un pomeriggio perso a riflettere su quello che si è fatto mentre si inseguivano i perché, si scopre una fragilità immensa attorno a tutte le mie sicurezze, senza aver nessun idea di cosa sia veramente accaduto nelle 10 ore precedenti.

Non esiste nulla di concreto, ma solo dei ricordi molto lontani, o forse allontanati dal mio corpo per finire in quei pensieri che non devono essere tirati fuori se non per ricordare come gli errori nella vita, di un determinato tipo si fanno solo una volta, noi stessi siamo i primi a darci una possibilità, ma non due.

La serata è andata via tranquilla, senza nessun tipo di sorprese: una seconda casa so di averla e solo grazie a coloro che ti vogliono bene le cose si mettono come vorresti tu, o quasi. Ripensi solo a chi c'è e chi vorresti accanto e non c'è e di quello che ti ha detto quando ti sei messo a pensare a tutto ciò che nelle ultime settimane è accaduto, senza rendersi conto che la tua vita da un lato è ok, dall'altro fa veramente schifo. Vorrei ma non posso è il motto, vorrei ancora una volta viaggiare sulle strade del nord, ma non si può andare a stoccolma perché questo weekend non c'erano aerei per partire. C'è sempre Hamburg nei miei pensieri e forse tutto questo ha dell'irrazionale, perché non c'è nessun tipo di soluzione quando mancano le risorse, oppure le materie prime in modo particolare quando hai 6 mesi di stipendio da pensare a come spendere, senza non essersi scordati di sanare i debiti pregressi.

All'orizzonte c'è Amsterdam a fine settembre, che però risulta veramente lontana come meta, in modo particolare con le persone che devo condividerla.

Ora sono le due e mezza, e forse sarà anche ora che domani, vista la giornatina che si preannuncia inizi a pensare a come investire il tempo, che diventa sempre più prezioso, da un lato per come lo sai investire, da un lato per la vita che si porta via, considerando che tra poco più di un mese sarà il mio compleanno.

martedì 3 luglio 2007



tornato da parigi. ora la vita ripende il suo corso. e che corso.

ora corro fuori, aprirò le braccia e urlerò tutta la malinconia che mi porto addosso.
accade sempre cosi, quando si torna da paris.

venerdì 22 giugno 2007

Murazzi+Polenta+Fuoco+Carne.

L'altra sera.

è stata una di quelle.

Si va in spiaggia, la sera. Si beve, vino rosso.

Si alimenta il fuoco, si cercano i legni, si prende la griglia.

Vai di polenta. Vai di Carne varia, biustel e salsiccia.

Canti con gli amici, si chiacchera, c'è chi fa il bagno.

Tanto da dire, davvero ma a parlare sono solo loro, le emozioni.

Ritornano i ricordi di quando ero in Grecia, a fare il bagnino, con il fuoco sulla spiaggia, la chitarra e tutti insieme a cantare.
A fare il bagno, a ridere, e c'era chi si amava un po'.

Questa è l'estate, mentre io, domani prenderò il sole all'ombra della torre eifel.
Ritorno previsto: 1 Luglio 2007.

giovedì 31 maggio 2007

Draft autosaved at 2.35

Beh si lo ammetto, sono ancora un bambino. Quando vedo un film poi sogno. Oggi ho visto "Zodiac" e ho sognato di fare il nerista. Sembra che faccia qualcosa che assomigli il giornalista, giorno per giorno sto carpendo segreti ai colleghi, prendo appunti, cosa c'è che non va sugli articoli, parlo con il capo cronista, vado in redazione.

Certo non faccio il nerista, ci vorrà tempo. Ma ho capito che è giunto il momento di rimboccarsi le maniche, rimanere in italia e pensare al futuro, non è più tempo per prendere tempo, è tempo di mettere le mani sul futuro.

lunedì 16 aprile 2007

un'altra foto.

Vite frenetiche, quelle che ci tocca immedesimare. Sto provando a scrivere questo post.
Ho già fatto 2 bozze. Scarto e riscarto.
Ho perso il moleskine, ma qualcuno lo ritrova. E il moleskine ritrova me.

Sabato ti ho scattato un'altra foto. Ridevi, mettevi le mani per proteggerti dagli acidi che si svilupperanno nella fotografia.

Mi ricorderò di te, e so che tu ci tieni, quando ti chiamo rispodi sempre, anche se non mi hai mai dato troppa fiducia. Non ti ho mai avuta, e quindi non ti ho perso, di te ho solo oggetti e ricordi, non bastano sai, è per quello che ti ho chiamato ieri. Ora che lasci Parma e stai a Venezia, sarai comunque distante in qualche modo, per un periodo hai fatto il bello e il cattivo tempo, ora è passato tanto tempo, tutto è rimasto uguale però. Troppo uguale purtroppo. Sogni e incubi assieme con te, non vanno mai separati, ma corrono sempre sulla stessa strada, stesso percorso. Si sono chiuse le porte dell'autobus ieri, mi domandavo se ti sei girata a guardare indietro, oppure hai preso la strada che fai tutte le volte quando vai per amare.
Una parola così distante da me, forse da troppo tempo. Forse non ti ho detto dove voglio andare per paura di spaventarti. Mi ricordo ancora quell'sms così apprensivo, ma forse solo ora lo posso apprezzare. Ora che è troppo tardi, ma con te sono sempre arrivato un minuto dopo.
Ciao, mia avvocatessa.



E riconobbi il tuo sguardo in quello di un passante
Ma pure avendoti qui ti sentirei distante
Cosa può significare sentirsi piccolo
Quando sei il più grande sogno il più grande incubo

Siamo figli di mondi diversi una sola memoria
Che cancella e disegna distratta la stessa storia
(la stessa storia.)

sabato 24 febbraio 2007

Condannati all'ergastolo.

Discorsi seri quest'oggi.
Questa crisi di governo mi ha molto colpito, in particolare urge una riflessione in merito.

Sto leggendo moltissimo di quello che dice la rete a riguardo, sui blog, sui giornali, in particolare sulla BBC.co.uk. Tra i commenti che la gente lascia sul sito inglese, un americano scrive:

Ma si chiudiamo tutte le basi italiane, e poi quelle in germania e poi andiamo via, ma non verremo poi a salvarvi il culo di nuovo quando litigherete ancora tra di voi.

Se questi sono i commenti americani beh sinceramente non ho capito un bel nulla. Stanno violando la legge italiana possendendo bombe atomiche sul nostro territorio, uccidono gente sfrecciando con gli aerei, IO IL CERMIS NON ME LO SONO DIMENTICATO, IO CALIPARI NON ME LO SONO DIMENTICATO.
Quindi non si parla del fatto di essere di destra o di sinistra ma si parla di iniziare a pensare agli stati uniti non tanto come un nemico, ma come uno stato sovrano che sovrasta gli altri per i propri sporchi interessi, se qualcuno davvero vuole essere liberale, farebbe presto qualcosa per porre rimedio. Abbiamo pagato per bene il fatto che gli usa ci hanno salvato il culo nella seconda guerra mondiale, adesso mi sembra che abbiamo già da parecchio estinto il debito anche con gli interessi.

Ma tornando a noi.
Non ci voglio vivere in un paese che per metà continua a votare Silvio, che si è dimenticato di cosa abbia combinato con il suo governo, basti solo pensare alla girandola di ministri che si sono susseguiti e l'attak che hanno sulle sedie, assieme alle sniffatine di coca dei sottosegretari.
Mi viene da rivolgere un pensiero a tutti coloro che evadono le tasse. SIETE DEGLI ASSASSINI FIGLI DI PUTTANA. Lo stato ovviamente ora deve ricaricare le tasse perché in anni precendenti la parola rigore economico è stata sostituita con finanza creativa, che ha creato un buco grande come il traforo del monte bianco, quindi noi ci prendiamo le botte perché stiamo aumentando le tasse, ma se in italia sono tutti ottusi e imbecilli e non pensano al perché lo fanno, beh non so più dove sbattere la testa. Non aumentiamo le tasse per sport, ma perché questo è causa di malgoverno che c'è stato fino a un anno fa, circa.
Voi che evadete le tasse siete dei criminali, dovrebbero arrestarvi e buttare via la chiave, perché rubate al popolo italiano, siete sinonimo di egoismo violento, di qualunque colore voi siate.
Ne ho le palle piene di vivere in un paese di questo tipo, dove essere egoisti, pensare a se stessi è l'arma vincente, chi aiuta, ci cerca di risistemare le cose, chi cerca di essere sovrano sul proprio territorio viene demonizzato ed etichettato come terrorista rosso, antiamericano e tante altre cose. Io in negozio non ho mai mancato uno scontrino fiscale, così almeno con me faccio in modo che il padrone non riesca ad evadere al fisco. E fanculo al suo commercialista fascista.
Dopo la Colombia che è di passaggio nella mia vita, è un punto di riflessione per vedere il modo da un altro lato, penso che in Italia difficilmente rimarrò, anche con un governo di sinistra, o pseudotale che ha abortito i DICO in favore dell'unità nazionale e della continuità.
Sono d'accordo, i DICO possono aspettare, tanto in Italia, siamo schiavi del Rotweiler, quindi finché da S.Pietro arrivano i diktat e in parlamento ci sono sempre i soliti schiavi democristiani non ci sarà modo di fare nessuna legge, poiché sono loro che risultano essere l'ago della bilancia, vedi il Senatore Follini Marco.
Tutto di colpo mi è tornato un amore spasmodico per Stoccolma, eh si ragazzi, voglio vivere tra il freddo e il gelo, dove il giorno diventa sera al pomeriggio, dove si può stare da soli e finalmente fare grandi riflessioni in silenzio.


lunedì 19 febbraio 2007

l'inizio di annozero.

E mi ritrovo qui da solo, a scrivere di me. A scrivere riguardo una giornata triste, molto triste.
Quello che sono non viene percepito, arriva solo l'idea di un arrogantello che si crede chissà cosa.
Invece oggi, è arrivata la lezione più dura della propria vita, quando le parole di chi ha parecchi anni in meno di te ti fanno capire che hai sbagliato tutto. Vieni eliminato, bloccato, additato e sputtanato. Le voci si sa, fanno presto a girare. Gira anche quindi l'immagine di una persona disadattata, che ricopre i suoi vuoti con casini grandi quanto un meteorite. Non lo faccio con un obiettivo preciso, credo venga fuori spontaneamente. Approfitto di me stesso per non esserlo, per dimostrare agli altri quello che non sono ma quello che devo essere, cioé l'idea di superare i propri limiti senza esserne in grado. Finisce che sei solo, umiliato e sottomesso alle regole del mercato, o sei dentro o sei out, e tu ora sei out. Escluso dal mondo che ti circonda, un mondo assurdo virtuale, dove nulla ha senso, ma dove tutto sembra pronto a colpirti. E' come se mi avessero preso una mazza e distrutto un ginocchio, così non posso più correre sui campi da calcio o la sera a sudare sulla pista d'atletica durante l'allenamento. Dovrei reagire, mandare a fanculo tutti e correre ancora più veloce, per fare quei maledetti tremilametri in 10 minuti. Oggi non è così. Tutto sembra complicato, forse lo è davvero. C'è chi con me utilizza la cortesia di circostanza, ma che pensa che sia un poco di buono, se davvero di me ha sprecato 10 minuti a pensare a cosa sia. Chi mi ha ucciso un pomeriggio spiattellandomi in faccia quello che ho fatto, si ha fatto bene perché è ora che ci sia un cambiamento. Domani è lunedì. Primo giorno della settimana. Ho cambiato tutta la disposizione dei mobili in camera, perché è annozero anche su quello. Ho buttato via tutte le riviste di TGM. Mi ha fatto male.
Mi ha fatto ancora piu' male sapere che non posso aggiungere i miei pensieri su quello che per me significa una vita, cioé la fotografia. A causa sua sono diventato supponente e borioso, autoreferenziale. Ora che avrò quello che volevo a Marzo, dovrò tornare a fare un bagno di umiltà molto profondo. Tornare quello di una volta, che invece di piangere a secco rideva lacrime.

domenica 18 febbraio 2007

io.

venerdì 16 febbraio 2007

mercoledì 14 febbraio 2007

lunedì 5 febbraio 2007

SO DEEP.
SOGNI INSTABILI CHE NON HANNO INIZIO.

PAROLE IMMOBILI CHE TI PORTANO VIA.
CAOS MENTALE.

CONFUSIONE TOTALE.
DILANIAZIONE DEI SENTIMENTI.

ecco come si sente una persona che alle 19.38 capisce che quello che vuole non lo potrà mai avere.
Perché gioca con la propria vita a fare l'esploratore fallito. Perché non inquadra una ragione sociale.
Perché non ha sicurezze nella vita e perché dietro a tutto ciò non c'è nessun orizzonte.
Solo la nebbia, quella che c'era venerdì sera a Venezia. Quella che mi mette malinconia.

Mi ritrovo circondato da cose che so, da una vita che non riesco a gestire e a tutto un turbinio di seghe mentali che mi portano sempre più lontano da obiettivi raggiungibili. E non dite che bisogna sempre ambire al massimo, perché qua non si sta parlando di quello, si sta parlando di emozioni che non possono esserci perché io pur sapendo che esiste la solitudine sto ben attento a rendermela amica. Almeno sei solo con lei. Ma non fa compagnia.
Non so chi poi legge queste cose, non ho voglia che sia esposto cosi dentro di me, è una esposizione contro me stesso da parte di me stesso. Solo parole inutili gettate al vento come le ceneri di quello che vorrei e che non c'è.

lunedì 29 gennaio 2007

POSI+TIVE


POSI

+


TIVE

mercoledì 24 gennaio 2007

Previsioni.

era destino? è destino? sarà destino?