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venerdì 29 agosto 2008

Amarsi un po'.


Bere. Forse sta diventando l'unica ragione per comunicare. Forse è davvero più facile che respirare. Basta davvero guardarsi? Non lo so. L'ultima volta ho guardato e non mi sono visto allo specchio, o meglio, ho visto quello che forse non volevo essere, mentre in testa c'era altro. Però davvero non ci si può lasciare, e rimanere impauriti di questo futuro che spesso fa paura e che ci lascia soli con noi stessi e i nostri pensieri.

Diceva semplicemente, Amarsi un po'. Quanto è difficile amare noi stessi. Se fosse possibile, quanti anni assieme avremmo trascorso? Difficile dirlo.
Si fiorisce di fronte a un nuovo amore, si perché senza quelle sensazioni non si vive, quindi quando ci sono, si continua a vivere, si vive senza nascondersi dietro alle nostre paure. Senza nascondersi, hai ragione tu, si riesce a manifestare i propri sentimenti, dimenticandosi, per qualche istante cosa sia la solitudine.

Difficile partecipare ai propri sentimenti senza correre il rischio di esternarli, si è così complicato, sembra quasi più facile volare.
Per crescere, per diventare quello che siamo, ovvero noi stessi, abbiamo scavalcato ostacoli impensabili, abbiamo sofferto con i nostri pianti dell'adolescenza, ci siamo sentiti sconfortati e abbattuti, quanti pianti sulle lacrime del cuscino.
In questo modo perà siamo diventati noi stessi, con le nostre difficoltà, ci siamo uniti, io e io, anche se poi volevo diventassimo io e te, una simbiosi, unici, sempre l'uno accanto all'altro, anche se a volte guardandoti, a pochi passi da me sembravi cosi irraggiungibile.

Così, da vicino, ma così lontano allo stesso tempo, ho perso quella speranza.
Ed ora sono solo io, che cerco un modo per dire addio alla mia solitudine, rimanendo un giorno, solo senza di lei.

mercoledì 30 luglio 2008

Broken Dreams




“Dopo che l'esperienza mi ebbe insegnato che tutto ciò che accade nella vita comune è vano e futile; e vedendo che tutto ciò che era per me causa e oggetto di timore non aveva in sé nulla né di bene né di male, se non in quanto l'animo ne fosse turbato, decisi finalmente di indagare se si desse qualcosa che fosse un bene vero e partecipabile, dal quale soltanto, respinti tutti gli altri beni, l'animo fosse affetto; soprattutto se si desse qualche bene che, trovato e acquisito, godessi in eterno di una continua e somma letizia”.

lunedì 24 dicembre 2007

Riflessioni acide sul natale.

Poche parole, forse in questi ultimi giorni di quest'anno.
Oggi è un giorno un po' così, aspettando come tutti gli anni
la cena della vigiglia, aspettando i tortellini fatti a mano.

Le feste, i regali e le solite consuetudini che ci circondano.

Quest'anno il natale, con la n minuscola, lo sento lontano
tanto lontano, quasi non ci fosse. Lo senti perché il consumismo,
compreso il mio, non tarda mai ad arrivare.

Vivo forse nel caos più totale, basterebbe guardare la camera nella quale vivo.

Ha senso vivere in una camera? Qua è tutto estraniato,
tramite internet arrivano tutte le notizie di questo mondo,
sapere per capire, disse qualcuno, anche se io forse non ho capito ancora un cazzo.

Ci sono tanti silenzi da rompere in questo 2008.
Non so però poi chi pagherà i danni di queste rotture,
che non sono paragonabili a quelle di scatole, che sono forse il problema minore.

Oggi, questo 24 dicembre a Venezia è una giornata grigia, senza senso proprio.

Con il passare delle ore, alzeremo i bicchieri, faremo il brindisi e ci puliremo
delle briciole lasciate da panettoni e pandori.
La neve zuccherata cadrà, anche se c'è quella neve di bamba che pur avendo lo stesso colore
uccide ogni giorno in silenzio, spesso quando lo fa, ti lascia vuoto e solo.

Considerando che dovevo essere a Bogotà quest'anno,
posso dire che ho fatto bene a restare, guardando la vita da altri aspetti
non quella di chi viaggia eternamente senza meta, bensì di chi
vuole dare un senso a tutto questo. Non hanno senso i tanti silenzi,
che nessuno vuole rompere, il sottoscritto incluso.

Silenzi che eccheggiano rumorosi tra le mura di casa.
Squilla un telefono, arriva la notizia, corri, chiedi, scrivi.
Senza nessun tipo di rapporto, senza nessuno sdegno per questo sistema,
senza nessun rispetto. Questo a volte è il lavoro, che non ti fa stare in silenzio.

Dovrei parlare, ma invece scrivo, righe su righe ogni santo giorno.

Buon Natale, se volete gli auguri.

martedì 23 ottobre 2007




Meine kleine Freiheit, meine große Einsamkeit

lunedì 1 ottobre 2007

Resistere.

Tutti piangono.e tutti soffrono a volte.
E tutti soffrono a volte. allora,resisti,resisti
Resisti.resisti.resisti.resisti.resisti









(tutti soffrono,non sei solo).

domenica 30 settembre 2007

Dubbi Amletici che ti assalgono.

Dopo quasi 10 anni, inizio ad avere dei dubbi sulla cosa che è sempre stata con me tutte le domeniche della mia vita.

Sono appunto quasi 10 anni che vivo uno sport fantastico, diverso da tanti altri, che ti fa crescere caratterialmente sotto molti punti di vista. Si certo, ho raccolto una vagonata di merda dagli spalti, per fortuna nessun incidente e qualche soddisfazione.

Non capita a tutti di andare a fare un raduno a Coverciano, il centro d'elite del calcio italiano.
Non capita tutti i giorni di arbitrare una partita amichevole a 18 anni tra due società di serie A, in modo particolare se siamo in Italia.
Arbitrare anche in Germania è stata una cosa veramente emozionante, senza dubbio perché il contesto calcistico era totalmente diverso da quello che sono tutt'ora abituato a fare qua a Venezia.

Quando ho deciso che la mia carriera era finita, per mia scelta e non per quella di altri, ho pensato di continuare a trovare gli stimoli per continuare, poiché è sempre stato il mio sport, quello della mia crescita, in modo particolare sul carattere e su situazioni a volte spesso complicate da gestire, in piena autonomia, dove tutti si aspettano che tu faccia sempre il massimo, poiché ci sono delle persone che vedono immediatamente il tuo errore.

Ci sto riflettendo, non vorrei lasciare, mi farebbe parecchia tristezza.
L'aria però sta cambiando..

lunedì 3 settembre 2007

Quando avevo.

Quando avevo sei mesi arrivavo a Londra in aereo.
Quando avevo un anno cercavo di capire cosa fosse accaduto.
Quando avevo due anni gattonavo per casa.
Quando avevo tre anni facevo i primi amici.
Quando avevo quattro anni ero in campo del Ghetto a Giocare.
Quando avevo cinque anni recitavo per la prima volta.

Quando avevo sei anni mi sono perso per la prima volta.
Quando avevo sette anni pensavo di fare lo sbirro.
Quando avevo otto anni salvavo per la prima volta un mio amico.
Quando avevo nove anni andavo d'estate in Grecia.
Quando avevo dieci anni ho preso a pugni un mio amico.

Quando avevo undici anni pensavo di fare il vigile del fuoco.
Quando avevo dodici anni pensavo che la matematica mi avrebbe rovinato.
Quando avevo tredici anni diventavo tifoso juventino.
Quando avevo quattordici anni mi hanno bocciato per la prima volta.

Quando avevo quindici anni mi sono trasferito a Londra per un pò.
Quando avevo sedici anni iniziavo a fare l'arbitro di calcio.
Quando avevo diciassette anni pensavo che la scuola non finisse più.
Quando avevo diciotto anni facevo il Bagnino in grecia.
Quando avevo diciannove anni facevo il cameriere in Spagna.

Quando avevo vent'anni entravo all'Università.
Quando avevo ventun'anni avevo capito che Bologna mi stava stretta.
Quando avevo ventidue anni mi trasferivo in Germania.
Quando avevo ventitré anni ho scoperto di poter scrivere sul giornale.

Tra due giorni avrò ventiquattro anni.
Quando avrò ventiquattro anni vorrei che mi regalassero una certezza in più.

domenica 5 agosto 2007

Riflessioni di mezz'estate.

Dopo una giornata persa ad inseguire determinati perché,
un pomeriggio perso a riflettere su quello che si è fatto mentre si inseguivano i perché, si scopre una fragilità immensa attorno a tutte le mie sicurezze, senza aver nessun idea di cosa sia veramente accaduto nelle 10 ore precedenti.

Non esiste nulla di concreto, ma solo dei ricordi molto lontani, o forse allontanati dal mio corpo per finire in quei pensieri che non devono essere tirati fuori se non per ricordare come gli errori nella vita, di un determinato tipo si fanno solo una volta, noi stessi siamo i primi a darci una possibilità, ma non due.

La serata è andata via tranquilla, senza nessun tipo di sorprese: una seconda casa so di averla e solo grazie a coloro che ti vogliono bene le cose si mettono come vorresti tu, o quasi. Ripensi solo a chi c'è e chi vorresti accanto e non c'è e di quello che ti ha detto quando ti sei messo a pensare a tutto ciò che nelle ultime settimane è accaduto, senza rendersi conto che la tua vita da un lato è ok, dall'altro fa veramente schifo. Vorrei ma non posso è il motto, vorrei ancora una volta viaggiare sulle strade del nord, ma non si può andare a stoccolma perché questo weekend non c'erano aerei per partire. C'è sempre Hamburg nei miei pensieri e forse tutto questo ha dell'irrazionale, perché non c'è nessun tipo di soluzione quando mancano le risorse, oppure le materie prime in modo particolare quando hai 6 mesi di stipendio da pensare a come spendere, senza non essersi scordati di sanare i debiti pregressi.

All'orizzonte c'è Amsterdam a fine settembre, che però risulta veramente lontana come meta, in modo particolare con le persone che devo condividerla.

Ora sono le due e mezza, e forse sarà anche ora che domani, vista la giornatina che si preannuncia inizi a pensare a come investire il tempo, che diventa sempre più prezioso, da un lato per come lo sai investire, da un lato per la vita che si porta via, considerando che tra poco più di un mese sarà il mio compleanno.

martedì 17 luglio 2007

Malcom, come back home. Please.

Si, è una di quelle sere che non sai che cavolo fare. Dopo un tardo pomeriggio passato disteso in barca e poi a bere un'ombra alle Vignole, è chiaro che non ci sia altro da dire.

I GRANDI DUBBI.
Di Giacomo Cosua.

La città vive il suo periodo più caldo e si sa la gente inizia ad essere esasperata. L'esasperazione porta a pensare troppo a mio avviso. Sto aspettando quella chiamata che non arriverà mai, almeno per ora. Sono circondato da una vita che mi sono costruito anno per anno, un po' come la mia camera, che è sempre rimasta la stessa da ventitré anni a questa parte. Oddio, se devo dire, la composizione del materiale che è stato affisso sul muro è completamente diversa rispetto agli anni nei quali mi domandavo come sarebbe stata la mia vita a ventitré anni e mezzo. Sembra quasi il grande giorno, quando mi lasciarono a casa da solo. Voi ve lo ricordate quel giorno? Io sinceramente, no. Forse perché non avevo il blog, scrivevo poco e male ( non che ora sia cambiato qualcosa) e non sapevo che esistessero i cd-rom. Mi ricordo esattamente il giorno che sono venuto a scoprire che i cd non erano solo audio, ma potevano contenere dei dati. Per l'esattezza conteneva il gioco del porno-videopoker, nella vecchia casa di Marco a Napoli. Uno dei primi ad avere un PC, forse un 486. Mi ricordo quando alle superiori, avevo organizzato le interviste doppie ovviamente a tutti i professori. Mi hanno maledetto per qualche giorno. Certo i video durante gli anni dai sedici ai venti sono stati epici. Tutte quelle riflessioni durante il tragitto Dortmund-Osnabrueck, oppure cracovia-rzesow sono in parte andate perdute, ma voglio dire non importa, mi inventerò qualcosa e andrò avanti. Non ho ancora capito se scrivo bene, certo la gente tutti i giorni legge quello che durante il giorno riesco a cogliere dalla strada, ma di certo non ho nessun tipo di feedback, poiché non conosco i lettori, o meglio, conosco coloro che saranno citati nei miei articoli e più che guardare al contenuto dell'articolo, sono più interessati a sapere se uscirà la loro foto sul giornale, come è capitato mentre parlavo con un segretario.

Sento che questa vita che faticosamente porto avanti, deve arrivare a concludere, tante promesse, tanti proclami.
Di certo, non farò come Stephen Glass, anche se lui ad ogni modo, vive a New York e scrive libri. Datemi ancora tempo, forse sarò in grado di scrivere un editoriale, quando in italia l'età media nel giornalismo che conta si sarà abbassata di 20 o 30 anni.

Nel mentre, ho già fatto le valigie, magari altrove mi prenderanno.

martedì 3 luglio 2007



tornato da parigi. ora la vita ripende il suo corso. e che corso.

ora corro fuori, aprirò le braccia e urlerò tutta la malinconia che mi porto addosso.
accade sempre cosi, quando si torna da paris.

venerdì 22 giugno 2007

Murazzi+Polenta+Fuoco+Carne.

L'altra sera.

è stata una di quelle.

Si va in spiaggia, la sera. Si beve, vino rosso.

Si alimenta il fuoco, si cercano i legni, si prende la griglia.

Vai di polenta. Vai di Carne varia, biustel e salsiccia.

Canti con gli amici, si chiacchera, c'è chi fa il bagno.

Tanto da dire, davvero ma a parlare sono solo loro, le emozioni.

Ritornano i ricordi di quando ero in Grecia, a fare il bagnino, con il fuoco sulla spiaggia, la chitarra e tutti insieme a cantare.
A fare il bagno, a ridere, e c'era chi si amava un po'.

Questa è l'estate, mentre io, domani prenderò il sole all'ombra della torre eifel.
Ritorno previsto: 1 Luglio 2007.

giovedì 7 giugno 2007

io so. tu sai. egli sa. yo se tu sabes el sabe.

Il sapere.

Io so che ti voglio bene, ma non so cosa voglio.
Io so che voglio sapere le notizie di domani oggi, ma so anche che non si possono scrivere.

La gente vuol sapere, si sa! Diamo alla gente le notizie che si vuol sentir dire, il resto lasciamolo ai sordi.


Cosa significa sapere?
Chi non sa è ignorante? Per me a volte è così, certe cose non si può non sapere cosa siano, come per esempio che Dio non esiste. Ok questa era una provocazione.

Cosa significa sapere?
In cina ci sono 10 milioni di studenti che si apprestano a fare feroci esami d'ammissione all'università.
I posti sono circa la metà, quindi per 5 milioni di loro il sapere sarà o rimandato di un anno, oppure proprio escluso.
Bello sapere queste cose.

Cosa fare del sapere?
Sappiamo tante cose alla fine, sapere è potere, chi non sa non può. Sapete usare il sapere per avere il potere?

Sapere un segreto.
Sapete tenere per voi un segreto?
Fingere di sapere quando non si sa è una malattia.

Io so che oggi sono contento, ma c'è sempre qualcosa che non può andare.
Cosa, lo so solo io.

lunedì 28 maggio 2007

il senso dell'abbandono.



IL SENSO DELL'ABBANDONO.

Fra tutti i modi che l'uomo ha escogitato per fare del male a se stesso, il peggiore è stato l'amore. Ci ritroviamo sempre a soffrire per qualcuno che non ci ama, per qualcuno che ci ha abbandonato, per qualcuno che non ci vuole lasciare.

Se tu leggerai mai queste parole, sappi che questo silenzio mi sta facendo andare via di testa, odio il silenzio, il silenzio serve a coloro che vanno in chiesa e devono pregare. Io sto pregando te invece di parlare, non è questo il modo di affrontare le cose, e tu lo sai, quindi per favore, rispondi a quel dannato telefono, non ci riesco più, davvero.

giovedì 24 maggio 2007

servizio sospeso

il servizio è sospeso finché non mi arriverà un sms o una telefonata.

venerdì 4 maggio 2007

Come ai vecchi tempi.

Un anno fa circa, stavo ancora il Germania. Il blog era nel suo periodo d'oro, non c'erano anonimi rompicazzo e problemi sui commenti da censurare.

Ripenso ancora a volte alle strade di Berlino, dove stavo a girare tra una multisala e l'altra per la berlinale.
Ora sto a Venezia, lavorando e cazzeggiando e sognando e facendo altre mille cose.
Mi ricordo quando fuori nevicava e faceva veramente freddo. C'era la mia finestra che dava sul prato che nelle giornate primaverili di ottobre, si sembrava di essere in primavera. Guardavo quella distesa bianca di neve che copriva tutto il paesaggio, ed io avevo sempre quella voglia/non voglia di alzarmi, per paura di arrivare tardi a lezione. Poi l'autobus, 52 o 62, gli stessi numeri del battello a Venezia. Le solite facce tedesche, le fermate, Ellerstrasse Nord, Reihnold Tillinveg, e la casa di Eleonora, la bulgara. Aprendo gli occhi sto dormendo in aereo tornando da Stoccolma, sempre con Eleonora, mentre parlavamo con un signore tedesco che era preoccupato per il ritardo che aveva il volo. La notte passata con Delia sulle scalinate della stazione di Hannover, aspettando il treno per Osnabrueck delle 6 della mattina. Mi ricordo come se fosse oggi il bacio che mi ha dato Sara la prima volta, quando eravamo tutti alla festa della Hochschule, sulle scale per salire al piano superiore. David che mi guardava con aria soddisfatta, e l'amica di Sara che le strizzava l'occhio. Una delle tante serate che dormivo a casa di Sara, mi ricordo che abbiamo guardato, dopo una sbronza colossale Nuovo Cinema Paradiso in Spagnolo, mentre David sul materasso vicino russava profondamente. La serata più bella però sarà sempre il Kleine Freiheit, un po' quello che manca a me. Musica rock, red hot chili peppers, green day, gin tonic e Sara. Una sera così spontanea, le francesi che ballavano, erano tutto il gruppo completo, c'era delia e montserrat, e tutti gli altri. Ed io e Sara, nella nebbia chimica del locale che stavamo per conto nostro. C'era anche il mio eroe, c'era tin-tin, negli schermi del locale, erano tutto un insieme di cose che hanno reso un bambino viziato da se stesso felice. Da allora, mi manca tanto una serata così. Ma d'altronde, oggi sono in Italia, non in Germania.

lunedì 16 aprile 2007

un'altra foto.

Vite frenetiche, quelle che ci tocca immedesimare. Sto provando a scrivere questo post.
Ho già fatto 2 bozze. Scarto e riscarto.
Ho perso il moleskine, ma qualcuno lo ritrova. E il moleskine ritrova me.

Sabato ti ho scattato un'altra foto. Ridevi, mettevi le mani per proteggerti dagli acidi che si svilupperanno nella fotografia.

Mi ricorderò di te, e so che tu ci tieni, quando ti chiamo rispodi sempre, anche se non mi hai mai dato troppa fiducia. Non ti ho mai avuta, e quindi non ti ho perso, di te ho solo oggetti e ricordi, non bastano sai, è per quello che ti ho chiamato ieri. Ora che lasci Parma e stai a Venezia, sarai comunque distante in qualche modo, per un periodo hai fatto il bello e il cattivo tempo, ora è passato tanto tempo, tutto è rimasto uguale però. Troppo uguale purtroppo. Sogni e incubi assieme con te, non vanno mai separati, ma corrono sempre sulla stessa strada, stesso percorso. Si sono chiuse le porte dell'autobus ieri, mi domandavo se ti sei girata a guardare indietro, oppure hai preso la strada che fai tutte le volte quando vai per amare.
Una parola così distante da me, forse da troppo tempo. Forse non ti ho detto dove voglio andare per paura di spaventarti. Mi ricordo ancora quell'sms così apprensivo, ma forse solo ora lo posso apprezzare. Ora che è troppo tardi, ma con te sono sempre arrivato un minuto dopo.
Ciao, mia avvocatessa.



E riconobbi il tuo sguardo in quello di un passante
Ma pure avendoti qui ti sentirei distante
Cosa può significare sentirsi piccolo
Quando sei il più grande sogno il più grande incubo

Siamo figli di mondi diversi una sola memoria
Che cancella e disegna distratta la stessa storia
(la stessa storia.)

sabato 24 febbraio 2007

Condannati all'ergastolo.

Discorsi seri quest'oggi.
Questa crisi di governo mi ha molto colpito, in particolare urge una riflessione in merito.

Sto leggendo moltissimo di quello che dice la rete a riguardo, sui blog, sui giornali, in particolare sulla BBC.co.uk. Tra i commenti che la gente lascia sul sito inglese, un americano scrive:

Ma si chiudiamo tutte le basi italiane, e poi quelle in germania e poi andiamo via, ma non verremo poi a salvarvi il culo di nuovo quando litigherete ancora tra di voi.

Se questi sono i commenti americani beh sinceramente non ho capito un bel nulla. Stanno violando la legge italiana possendendo bombe atomiche sul nostro territorio, uccidono gente sfrecciando con gli aerei, IO IL CERMIS NON ME LO SONO DIMENTICATO, IO CALIPARI NON ME LO SONO DIMENTICATO.
Quindi non si parla del fatto di essere di destra o di sinistra ma si parla di iniziare a pensare agli stati uniti non tanto come un nemico, ma come uno stato sovrano che sovrasta gli altri per i propri sporchi interessi, se qualcuno davvero vuole essere liberale, farebbe presto qualcosa per porre rimedio. Abbiamo pagato per bene il fatto che gli usa ci hanno salvato il culo nella seconda guerra mondiale, adesso mi sembra che abbiamo già da parecchio estinto il debito anche con gli interessi.

Ma tornando a noi.
Non ci voglio vivere in un paese che per metà continua a votare Silvio, che si è dimenticato di cosa abbia combinato con il suo governo, basti solo pensare alla girandola di ministri che si sono susseguiti e l'attak che hanno sulle sedie, assieme alle sniffatine di coca dei sottosegretari.
Mi viene da rivolgere un pensiero a tutti coloro che evadono le tasse. SIETE DEGLI ASSASSINI FIGLI DI PUTTANA. Lo stato ovviamente ora deve ricaricare le tasse perché in anni precendenti la parola rigore economico è stata sostituita con finanza creativa, che ha creato un buco grande come il traforo del monte bianco, quindi noi ci prendiamo le botte perché stiamo aumentando le tasse, ma se in italia sono tutti ottusi e imbecilli e non pensano al perché lo fanno, beh non so più dove sbattere la testa. Non aumentiamo le tasse per sport, ma perché questo è causa di malgoverno che c'è stato fino a un anno fa, circa.
Voi che evadete le tasse siete dei criminali, dovrebbero arrestarvi e buttare via la chiave, perché rubate al popolo italiano, siete sinonimo di egoismo violento, di qualunque colore voi siate.
Ne ho le palle piene di vivere in un paese di questo tipo, dove essere egoisti, pensare a se stessi è l'arma vincente, chi aiuta, ci cerca di risistemare le cose, chi cerca di essere sovrano sul proprio territorio viene demonizzato ed etichettato come terrorista rosso, antiamericano e tante altre cose. Io in negozio non ho mai mancato uno scontrino fiscale, così almeno con me faccio in modo che il padrone non riesca ad evadere al fisco. E fanculo al suo commercialista fascista.
Dopo la Colombia che è di passaggio nella mia vita, è un punto di riflessione per vedere il modo da un altro lato, penso che in Italia difficilmente rimarrò, anche con un governo di sinistra, o pseudotale che ha abortito i DICO in favore dell'unità nazionale e della continuità.
Sono d'accordo, i DICO possono aspettare, tanto in Italia, siamo schiavi del Rotweiler, quindi finché da S.Pietro arrivano i diktat e in parlamento ci sono sempre i soliti schiavi democristiani non ci sarà modo di fare nessuna legge, poiché sono loro che risultano essere l'ago della bilancia, vedi il Senatore Follini Marco.
Tutto di colpo mi è tornato un amore spasmodico per Stoccolma, eh si ragazzi, voglio vivere tra il freddo e il gelo, dove il giorno diventa sera al pomeriggio, dove si può stare da soli e finalmente fare grandi riflessioni in silenzio.


domenica 18 febbraio 2007

io.

mercoledì 14 febbraio 2007

lunedì 5 febbraio 2007

SO DEEP.
SOGNI INSTABILI CHE NON HANNO INIZIO.

PAROLE IMMOBILI CHE TI PORTANO VIA.
CAOS MENTALE.

CONFUSIONE TOTALE.
DILANIAZIONE DEI SENTIMENTI.

ecco come si sente una persona che alle 19.38 capisce che quello che vuole non lo potrà mai avere.
Perché gioca con la propria vita a fare l'esploratore fallito. Perché non inquadra una ragione sociale.
Perché non ha sicurezze nella vita e perché dietro a tutto ciò non c'è nessun orizzonte.
Solo la nebbia, quella che c'era venerdì sera a Venezia. Quella che mi mette malinconia.

Mi ritrovo circondato da cose che so, da una vita che non riesco a gestire e a tutto un turbinio di seghe mentali che mi portano sempre più lontano da obiettivi raggiungibili. E non dite che bisogna sempre ambire al massimo, perché qua non si sta parlando di quello, si sta parlando di emozioni che non possono esserci perché io pur sapendo che esiste la solitudine sto ben attento a rendermela amica. Almeno sei solo con lei. Ma non fa compagnia.
Non so chi poi legge queste cose, non ho voglia che sia esposto cosi dentro di me, è una esposizione contro me stesso da parte di me stesso. Solo parole inutili gettate al vento come le ceneri di quello che vorrei e che non c'è.